L'arco della ciambella, una strada corta nella vecchia zona romana della Ritonna, è il teatro principale delle vicende di questo romanzo ambientato negli anni venti: una via breve ma affollatissima e, allora, il quartier generale dei porchettari. Di qui si esce in ricognizione per tutta Roma, una Roma paesana, a fiera e a festa popolare, dove arrivano i sentori di una campagna vicina e a volte dentro la città. Un intreccio di storie comiche e dolenti in un amalgama d'ingredienti disparati, tipicamente romano e cattolico, fra superstizione e preghiera, scongiuro, sberleffo, turpiloquio, i numeri e le carte. Una realtà carnalmente grave ma anche una sottile vena surreale che s'insinua fra i miseri fatti quotidiani e ne dà a tratti un quadro trasognato o miracolante. Da una parte la rappresentazione minuziosa, volutamente documentaria, di un'umanità dominata dagli istinti e dagli impulsi del momento, la sagra degli odori e dei sapori di una gastronomia paesana e dall'altra «... l'idea di una vita meno provvisoria...», la scoperta di una meraviglia minima nello squallore, in una scrittura delicata che arriva a una poesia schiva.
L'arco della ciambella, una strada corta nella vecchia zona romana della Ritonna, è il teatro principale delle vicende di questo romanzo ambientato negli anni venti: una via breve ma affollatissima e, allora, il quartier generale dei porchettari. Di qui si esce in ricognizione per tutta Roma, una Roma paesana, a fiera e a festa popolare, dove arrivano i sentori di una campagna vicina e a volte dentro la città. Un intreccio di storie comiche e dolenti in un amalgama d'ingredienti disparati, tipicamente romano e cattolico, fra superstizione e preghiera, scongiuro, sberleffo, turpiloquio, i numeri e le carte. Una realtà carnalmente grave ma anche una sottile vena surreale che s'insinua fra i miseri fatti quotidiani e ne dà a tratti un quadro trasognato o miracolante. Da una parte la rappresentazione minuziosa, volutamente documentaria, di un'umanità dominata dagli istinti e dagli impulsi del momento, la sagra degli odori e dei sapori di una gastronomia paesana e dall'altra «... l'idea di una vita meno provvisoria...», la scoperta di una meraviglia minima nello squallore, in una scrittura delicata che arriva a una poesia schiva.